T.A.G.S., ovvero “Tendenzialmente Amiamo Giocatori Scarsi”. Uno di questi è Milos Krasic.

 

La “Furia Serba”

I paragoni sono una delle armi di distruzione di massa più potenti nel mondo del calcio internazionale. La furia ceca, Pavel Nedved, è tutt’ora nel cuore degli juventini e continua a lavorare per la Juventus accanto Marotta e Paratici. Anche Milos Krasic ha lasciato un bel ricordo nel cuore degli juventini, anche se la sua avventura in bianconero è stata troppo lampante e fulminea, un po’ come lui. E quel paragone proprio con Nedved…

Dei quattro fratelli Krasic è il più promettente, lo si capisce sin dalle prime partite con la maglia del CSKA Mosca nel 2003, club nel quale approda dopo aver completato la trafila delle giovanili al Vojvodina. Milos arriva nella massima serie russa a 19 anni, e solo un anno dopo con la squadra russa riesce a collezionare i primi gettoni in Champions League, fermandosi alle tre partite del girone. Il 2004 sarà l’anno della conferma in prima squadra per il biondissimo Milos che acquista la fiducia dell’allenatore Valeri Gazzaev collezionando 27 presenze e 2 gol. Krasic si integra sempre di più in Russia tanto da migliorare il suo minutaggio e il suo score anno per anno, fino al 2010. Lontano dalla sua fredda Russia, in Italia, ci sono due manager che stanno pensando a lui: sono Marotta e Paratici, che ai tempi non potevano ancora permettersi nomi del calibro di Cristiano Ronaldo, ma che si sono sempre contraddistinti per i loro acquisti mirati a prezzi stracciati. Milos sta giocando bene in Russia e non sembra un’operazione proibitiva per la dirigenza bianconera che riesce a strapparlo ai russi per 15 milioni di euro. E’ uno dei primi colpi di una Juventus che vuole ripartire dopo l’onta Calciopoli, e vuole tornare a imporsi fra le grandi della Serie A sia sul campo, che sul mercato. Milos colleziona ben 33 presenze alla prima stagione nel campionato italiano siglando 7 gol e 8 assist, a conferma dell’ottima riuscita dell’affare da parte della Juventus. Il resto della carriera è una discesa continua: 7 presenze nella seconda stagione alla Juventus, poi la cessione al Fenerbahce, dove non riesce a imporsi segnando un solo gol in un anno, e il successivo arrivo al Bastia, alla soglia dei 30 anni. Il freddo lo richiama e Milos sceglie la Polonia per continuare la sua carriera e veste la maglia del Lechia Danzica, per poi, a luglio 2018, tornare a firmare con il club che l’ha lanciato nel calcio europeo, il Vojvodina, dove giocherà insieme all’ex portiere di Udinese e Carpi Zeljko Brkic. Tutta la carriera sembra ruotare intorno a quella stagione 2010/11, la più prolifica per Milos, ma contemporaneamente l’ultima ad alti livelli.

 

Una delle migliori giocate di Milos Krasic alla Juventus.

 

Il 2010 di Milos Krasic

 

Il 27, numero che Milos sceglie per la sua avventura in bianconero, è un numero potente: in matematica, un numero potente è il prodotto di un quadrato per un cubo; dubitando, in malafede, della conoscenza di questo aneddoto sul numero, Milos non poteva scegliere numero migliore. Krasic è un giocatore potente, una freccia nel 442 di Del Neri che convince sin da subito. La falsa partenza a Bari non lo scoraggia, e nella partita seguente contro la Sampdoria sigla il suo primo assist. Il primo gioiello arriva in Europa, contro il Salisburgo, anche se i gol che i tifosi juventini ricorderanno con più affetto e gioia sono i tre siglati nella tripletta contro il Cagliari, che vi ripropongo in un’imparzialissima telecronaca di Claudio Zuliani, purtroppo in scarsissima definizione.

 

Al 13esimo minuto la Juventus ottiene un calcio di punizione a ridosso dell’area: come ben sottolinea il telecronista, in mancanza di alternative mancine, Pepe sul punto di battuta tenta il traversone, che viene prontamente respinto dalla difesa sarda non troppo lontano dalla porta, e il pallone diventa preda di Milos che al volo lo insacca alla destra di un incredulo Agazzi, con il serbo che corre e gioisce con la più classica delle esultanze, il pollice in bocca come un ciuccio. Sul secondo gol bisogna necessariamente soffermarsi: dopo il pareggio di Alessandro Matri, la Juventus accusa il colpo e rallenta i ritmi, salvo riaccendere il match nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo. Amauri fa a spallate con l’intera difesa rossoblu, conquistando e perdendo il pallone di continuo, fino ad accorgersi che con questo possesso palla sterile (sotto la gestione di Allegri non sarebbe durato 15 minuti) non avrebbe mai concluso nulla; è il 33esimo quando intravede sulla sinistra ancora Pepe che tenta il traversone, totalmente imprendibile per Iaquinta, unico uomo in area, ma sul quale la freccia serba riesce a fiondarsi e deviare quel tanto che basta per rubare il tempo a uno scordinatissimo Agazzi. Questo è un concentrato di Krasic: proprio pochi giorni prima del match, importantissimo per la Juventus in cerca di conferme difensive contro un Cagliari ancora imbattuto, Del Neri aveva dichiarato che la sua è una squadra Krasic-dipendente. Dal primo e dal secondo gol di questo match lo si evince particolarmente: la palla di Pepe adesso sarebbe facile preda di Douglas Costa, e con la stessa velocità, ma con più foga, Milos riesce a fiondarsi su questo traversone trasformandolo in gol. A riveder bene l’azione, al momento del passaggio di Amauri a Pepe, Milos vaga desolato poco fuori dall’area di rigore completamente smarcato, e, quasi incredulo, al momento del cross di Pepe riesce incredibilmente ad arrivare sul pallone che il 31 cagliaritano Agostini sembrava poter controllare con facilità. Il tocco è frutto di un gesto tecnico di “strada”, fortuito e impacciato. Non pago, il 27 bianconero decide di portare a quattro i gol della Juventus per chiudere definitivamente il match. Dopo il 3-1 di Bonucci, al 69’ Milos firma la tripletta personale: solita mischia in area su angolo con Amauri e Iaquinta a sovrastare tutti, ma ancora un accesissimo Pepe non riesce a mettere un pallone per i suoi compagni di reparto; la palla viene di nuovo spazzata dalla difesa sarda e arriva, come nel primo gol, sui piedi di Krasic, che sembra voler timbrare di nuovo al volo. Il serbo non si accontenta, finta il tiro e stoppa il pallone al limite dell’area mandando al bar il primo, poi il secondo e anche il terzo difensore come birilli, per poi punire l’incolpevole Agazzi alla sua destra, con un tiro deviato da un difensore rossoblu. Il pallone diventa imprendibile per l’estremo difensore sardo e si insacca quasi a pallonetto: lo stadio esplode, insieme a Zuliani, con Milos che va sotto la curva a baciare la maglia. Le parole del telecronista suonano quasi profetiche: “[…](Milos) è diventato un giocatore importante con la CSKA, ma diventerà un campione con la Juve.” Krasic diventerà un campione con la Vecchia Signora, ma non in quell’anno, che concluderà con 9 reti totali fra tutte le competizioni e un misero settimo posto. L’arrivo di Conte sulla panchina bianconera l’anno successivo sembra coincidere perfettamente col gioco e lo stile di Krasic sul quale il tecnico cuce il suo 424 a trazione offensiva. Ma Conte non è Del Neri, e esige testa e gambe sin dalla preparazione precampionato; Milos è sempre sembrato invece un giocatore più gambe e cuore, pronto a dare tutto per la maglia e sacrificarsi avanti e dietro per la fascia anche per 38 partite. Le prime partite della nuova stagione che darà il via al filotto di scudetti bianconeri il serbo le vive maggiormente dalla panchina, giudicato ancora non pronto fisicamente per il calcio del tecnico ex Siena. Il siparietto fra Krasic e Conte alla prima contro la sua ex squadra è il simbolo della seconda stagione del serbo alla Juventus: le indicazioni del tecnico, che inserisce Milos al 30’ della ripresa per controllare il vantaggio di misura, risultano al serbo completamente incomprensibili, e lo si denota dall’espressione del suo volto completamente sconvolta al suo ingresso in campo. “Le incomprensioni sono cosi strane, sarebbe meglio evitarle sempre” cantava qualche anno fa Fabri Fibra: anche Milos e Conte avrebbero volute evitarle, ma il declino del serbo si è fatto sempre più evidente a seguito di questo episodio, anche se ancora oggi ci risulta incredibile come per il 27 bianconero risulti più facile comprendere le istruzioni di Del Neri rispetto a quelle dell’ex tecnico del Chelsea.

 

Milos come l’Impero Romano: le cause del declino

 

L’avventura di Krasicb leggermente ridimensionata temporalmente, assomiglia molto all’Impero Romano d’Occidente: si instaura abbastanza velocemente, soprattutto nel cuore dei tifosi tanto da diventare uomo simbolo in una stagione non del tutto positiva per la squadra, per poi sbriciolarsi ancora più rapidamente e diventare solo un ricordo negli annali della storia del calcio. Per l’Impero si parlò di Unni e Vandali, di cristiani e di peste: quali sono le cause del declino del serbo con la Juventus? Le incomprensioni con Conte sono solo uno specchietto per le allodole, le vere motivazioni risultano essere molto più tecniche e caratteriali. Le finte e le incursioni del serbo non risultano più efficaci dopo poche partite e l’intera Serie A inizia a marcarlo stretto e prevedere le sue giocate. Perdendo la fiducia dell’allenatore, inoltre, Milos perde anche fiducia nei propri mezzi, e con il successivo passaggio al 433 da parte di Conte, Milos risulta essere decisamente fuori ruolo e la società decide di metterlo sul mercato. La carriera di Milos ad alti livelli si conclude con la cessione al Fenerbahce per 7 milioni, dove non riuscirà a tornare ai livelli dell’anno precedente. Eppure l’ostacolo principale che il serbo non riuscì a superare fu però l’etichetta di simulatore che l’intera Serie A gli affibbiò già dal girone d’andata, dopo un Bologna – Juventus conclusosi 0-0. Vista la difficoltà della Juventus nel trovare la via del gol, il serbo decide di tentare una delle sue solite incursioni palla al piede dalla destra e appena arriva in area, simula un contatto con Portanova finendo a terra vistosamente. L’arbitro De Marco non ha dubbi e fischia il rigore, ma il Giudice Sportivo non è della sua stessa opinione e assegna ben due giornate di squalifica al serbo per simulazione. L’etichetta di simulatore diventerà ben più famosa del suo soprannome, e la accompagnerà fino ad oggi. Adesso Milos è tornato a sgroppare lì dove la sua breve, ma intensa, carriera ebbe inizio: tendenzialmente amiamo Milos Krasic, aldilà delle simulazioni e delle incomprensioni, perché tutt’oggi rivedere i suoi gol ci fa appassionare ancora di più al calcio come lo intendeva lui, tutto cuore e dedizione.

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