Nenad Bjelica, conoscenza del calcio italiano e allenatore del Lech Poznan, presenta Dawid Kownacki dicendo: “E’ un ragazzo molto interessante che ha ancora molti margini di miglioramento. Le sue caratteristiche? E’ una prima punta molto veloce e col senso del gol. Secondo me è gia’ pronto per un campionato difficile come quello italiano”.

 


Kownasia” come viene chiamato in patria, è un beniamino per ogni bambino polacco. Tutti conoscono il suo nome, i suoi numeri, tutti sanno come si comporta dentro e fuori dal campo: è uno stakanovista, uno che pensa sempre al campo e a migliorarsi trascurando anche la vita privata. Un uomo perfetto per Giampaolo, che adora il lavoro e il sacrificio, ma non sopporta la pressione: Kownacki è stretto tra due fuochi, Schick e Lewandowski.

Dawid nasce a Gorzów Wielkopolski il 14 marzo del 1997, e nell’omonima squadra della sua città inizia a dare i primi calci al pallone. Come tutti i bambini “prodigio”, lo si vede spesso giocare con i ragazzi più grandi di lui, finchè a soli 8 anni il Lech Poznan, una delle società storiche dell’ Estraklasa, lo nota e gli propone di prender parte all’accademia biancoblu. I genitori acconsentono, il sogno e il talento sono più grandi della distanza del campo d’allenamento da casa. Kownacki sembra avere stoffa, e incomincia a inserire nel palmares il primo record: è il giocatore più giovane di sempre a segnare in Młoda Ekstraklasa, l’equivalente del nostro “campionato primavera”, a soli 16 anni e pochi giorni. Ma non gli basta: è un ragazzo precoce, l’ha dimostrato, e non intende fermarsi, anche se l’allenatore gli concede solo pochi minuti una volta promosso in prima squadra. Anche con venti minuti scarsi a disposizione riesce a fare ciò che gli riesce meglio: segnare, ed entrare nella “top five” dei marcatori più giovani della massima serie polacca. Dawid riceve allora un’altra promozione, che consiste nella convocazione con l’U17 polacco, ricompensata da una doppietta all’esordio. Sembra l’inizio di una favola…

Dawid è una spugna in allenamento e sembra annotare ogni parola che esce dalla bocca del suo mister; si impegna con costanza, inizia a pensare a un “ripiegamento” come ala destra, ruolo forse più congeniale a chi immagina un esterno “alla Mandzukic”, visti i suoi 185 cm per 75 kg. Ma come tutti i ragazzi ama segnare, e vuole giocare prima punta: i suoi punti deboli sono ancora evidenti, soprattutto il duello aereo e la percentuale di passaggi smarcanti che non lo fanno entrare nella categoria degli “assistman”, ma ha il fiuto per il gol e ovviamente una spiccata dedizione per i contrasti in attacco che lo rendono un’ottima spalla per i suoi compagni di reparto. Su di lui inizia a piombare il giudizio popolare, viziato da un pregiudizio ormai dilagante in Polonia: ogni giovane attaccante alto, sprizzante, che spacca la rete, è il nuovo Lewandowski. La gente inizia ad affibbiargli questo soprannome, il club fa ancora meglio: fa pendere sulla sua testa una clausola rescissoria addirittura più alta di quella di Lewandowski stesso quando giocava in Polonia. I motivi sono vari, capitanati dall’interessamento registrato da squadre del calibro di Bayern Monaco e Borussia Dortmund. Dawid resta tranquillo, non gli interessa “ciò che dice la gente”, rivela in diverse interviste, e soprattutto non tradirebbe mai il Lech per un’altra squadra polacca.

Il sodalizio continua e rende entusiaste entrambe le parti, con Dawid che gioca sempre con più continuità e contribuisce alla conquista del titolo nella stagione 2014/15 e alla vittoria di due supercoppe polacche nelle due stagioni successive. L’interessamento tedesco su di lui non cessa, anzi bussano alla porta del club polacco anche Roma, Udinese e Fiorentina, ma tutte le loro offerte vengono rispedite al mittente. La Sampdoria, forse grazie anche al soddisfacente affare Linetty, riesce a rompere l’idillio: Kownacki si ferma a 117 partite e 27 gol con il Lech, abbandonando il biancoblu per i blucerchiati. Non ha fatto il salto di qualità che squadre come Roma e Bayern potevano permettergli, anche se l’Europa l’aveva già assaggiata con il Poznan (e la Fiorentina ne sa qualcosa). Ma “non voglio correre” è il suo modus vivendi ed è stato accontentato.


 

Avanti le nuove “Lewa”

Il paragone con Lewandowski forse lo accompagnerà per tutta la vita, ma questa volta non è semplicemente un escamotage per aumentare i click sul profilo di Dawid, è un paragone “fattibile”. Abbassando il paragone a mera numerologia, Lewa risulta più mattatore, più cecchino: 32 gol in 58 partite non sono la noramlità. Dawid paga l’indecisione fra la fascia e il centro, che lo porta spesso a ripiegare su un passaggio smarcante o su futili e ripetuti contrasti con gli avversari, forse l’unica nota di demerito per il giovane polacco. La sua muscolatura è da formare e da forgiare con cura, forse non ancora perfetta per un calcio duro come quello italiano, ma non da appesantire, perché la duttilità potrebbe diventare il suo asso nella manica. Il calcio moderno impone alle nuove leve di sapersi adattare, di saper fare più fasi contemporaneamente, di essere ovunque: anche in questo Kownacki è avanti. Supera il connazionale del Bayern anche quando si parla di milioni, visto che la Sampdoria sembra voler spendere più dei 6 milioni versati nelle casse polacche dal Borussia Dortmund quando acquistarono Lewandowski. Kownasia ha tutte le carte in regola per spaccare.


 

Un calcio più “Schick”

Il paragone che sembra più in voga in Italia non è quello col connazionale in forza al Bayern Monaco, ma quello col suo predecessore alla Sampdoria Patrick Schick. La Sampdoria spera di ripetere la stessa operazione che ha fruttato più di 25 milioni di utile in meno di due anni, ma la volontà di Kownacki sembra diversa. Il carattere già temprato del polacco potrebbe portarlo ad affermarsi in tempi diversi rispetto al neo juventino, anche per le determinate accortezze tattiche e fisiche che Giampaolo dovrà operare su di lui. Patrick è un giocatore formato, pronto per il grande salto, mentre Dawid rischia solamente di bruciarsi. In un top club non è permesso sbagliare, essere imprecisi o ancora “grezzi”. Dawid pecca ancora in tecnica, nel colpo “ad effetto”, in continuità e nella tanto agognata fase passiva. Senza il pallone nei piedi Kownacki ha molto da imparare, e può trovare in Giampaolo il maestro perfetto. Nel coro blucerchiato tutti partecipano all’azione, attaccanti compresi, con i tocchi di prima e le “frivolezze” tutt’altro che bandite. Nel 4-3-1-2 dell’ex allenatore dell’Empoli non c’è spazio per un’ala destra, con un buco importante lasciato da Muriel da rimpiazzare con continuità e un Quagliarella con un anno in più da sostituire come accadeva per Schick: quale ruolo spetterà al giovane polacco?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: