“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” è il motto che accompagna la Juventus e i suoi tifosi da molti decenni ormai: nell’epoca di Boniperti, a cui viene storicamente attribuita questa frase, non esistevano né la Champions League, né l’Europa League, e la punta juventina, visti i discreti successi nazionali della Vecchia Signora, pensò bene di marchiare a vita la società con questo motto, tanto benaugurante nelle competizioni interne, quanto determinante, in negativo, aldilà delle Alpi. Dietro la sconfitta nel 2018 da parte della Juventus di entrambe le competizioni europee, anche se non in maniera diretta, c’è anche questo motto.

 

Nella conferenza prepartita di Liverpool – Paris Saint Germain, Tuchel scuote l’intera sala stampa:” Gigi è arrivato qui per vincere, specialmente in Europa, per questo sarà il titolare indiscusso in tutte le partite di Champions League, ovviamente tranne nella prima che salterà per squalifica”. Fra lo stupore dei giornalisti di mezza Europa e del 25enne Areola, preferito a Trapp per ricoprire il ruolo di estremo difensore della porta parigina, Gianluigi Buffon si appresta quindi a vivere una stagione da protagonista in Champions, pronto finalmente a coronare il sogno di vincere quella coppa che aspetta da quando era bambino, ma che non ha mai potuto alzare con la Juventus.  Nello stesso momento, leggermente più a est, l’ultimo brandello di juventinità si sta godendo il meritato giorno di riposo post match in vista dell’impegno europeo della sua squadra. Lo Zenit ha rifilato un altro 6-0 all’ennesima squadra di metà classifica dimostrando ulteriore compattezza di intenti e spogliatoio e un po’ tutti gli italiani hanno un pizzico di rammarico nel non vedere Mancini sul tetto della Russia. Adesso a guardare i ghiacciai dall’alto c’è il neoallenatore Sergej Semak, ex Ufa, che ha staccato lo Spartak Mosca di ben 9 punti; l’arrivo di Claudio Marchisio nella mediana russa ha donato nuova linfa alla squadra e le pressioni del mister alla dirigenza dello Zenit per l’acquisto dell’ex juventino si stanno dimostrando ben fondate. Claudio sembra meritare appieno i 6 milioni che il club russo gli elargisce annualmente con prestazioni ad alto livello e una forma fisica smagliante. Gli ultimi anni in bianconero ormai sono solo un ricordo, e la partita contro il Copenaghen inaugura il suo nuovo percorso in Europa, anche se non vi entra dalla porta principale. Mentre la Juventus passeggia al Mestalla contro un Valencia dimostratosi nettamente inferiore ai bianconeri, le avventure europee di Buffon e Marchisio non iniziano nel migliore dei modi. Per quanto l’iniziale sussulto di Neymar mette la partita sui binari giusti, la voglia di Mo Salah di riportare il suo Liverpool in finale di Champions vale di più dell’esperienza della difesa parigina e, complice la delusione di Areola nel vedere iniziare e concludere la sua esperienza in Champions nella stessa partita, i francesi tornano a casa con zero punti e tre gol subiti. Il giovedì successivo, lo Zenit di Semak è chiamato a far punti e vendicare l’Atalanta, rimasta fuori dalla competizione perdendo ai calci di rigore proprio contro il Copenaghen. Driussi è carico e dopo una doppietta in campionato rifila ben tre gol a Joronen portando subito lo Zenit in testa alla classifica. Una serata da incorniciare, se non fosse per l’infortunio dell’ex juventino nel corso del secondo tempo: un intervento scomposto del talentino Fischer impedisce al biondo centrocampista di Torino di concludere la gara. La prognosi abbatte l’ex numero 8 bianconero, che non si capacita di dover trascorrere ben tre mesi lontano dal campo di gioco. Il mattino successivo i giornali si affrettano a consegnare i primi responsi: “La maledizione Juve in Europa è finita”. Boniperti riesce finalmente a prendere una boccata d’aria, ma da attaccante esperto sa bene che non si giudica una stagione dopo appena 90 minuti.

L’avvicendamento con Areola viene ben visto dai tifosi bleus, con la retroguardia parigina che appare addirittura più solida e l’asse Buffon-Thiago Silva, che ancora ricorda qualche parola in italiano, sembra esistere da dieci anni. Il Napoli di Carlo Ancelotti invece stenta a decollare, e quando gli azzurri arrivano a Parigi sembrano quasi spaventati dalla potenza dell’attacco francese. Il match si conclude con un sonoro 4-0, con tutti e tre i tenori a segno. Lo Zenit continua la cavalcata sia in campionato che in coppa, concludendo il girone a punteggio pieno, mentre Juventus e Psg hanno la certezza di non incontrarsi agli ottavi avendo vinto i propri gironi con 15 punti, perdendo una sola partita, entrambe contro una squadra inglese.  I sorteggi si rivelano benevoli con le italiane, che riescono facilmente a superare il turno; lo Zenit passeggia su un Benfica ormai più storia che presente, mentre il Psg trova non poche difficoltà nel superare il turno sulla carta anche troppo facile. A Oporto i francesi strappano un pareggio in extremis con Neymar che solo all’ultimo riesce a bucare un rinato Casillas, mentre dall’altro lato Aboubakar, che adora la massima competizione europea, approfitta di un’uscita avventata di Buffon per segnare uno dei gol più facili di sempre. La pressione sull’ex juventino si fa pesante, mentre Areola scalpita: i limiti che Gigi ha mostrato nell’ultimo anno a Torino sono sempre più evidenti. Buffon è uno dei portieri più forti in circolazione per tempra, grinta e carattere, ma nelle uscite alte, che non sono mai state il suo forte, non corre più il rischio di bloccare il pallone e addirittura sbaglia il tempo in alcune uscite. “Non ho mai visto Gigi allenarsi per tutto questo tempo“, risponde Gianluca Spinelli, l’allenatore dei portieri che Buffon ha fortemente voluto con sé, placando ogni tipo di critica. Anche Marchisio si allena incessabilmente e tutti i tifosi dello Zenit sono entusiasti all’idea di rivederlo titolare contro il Marsiglia di Rudi Garcia. Strootman ha stravolto la stagione dei francesi che adesso sono inaspettatamente secondi, e l’olandese fa incetta di “MOTM” in Ligue 1. La garra argentina-russa sembra però inarrestabile, e neanche l’esperto Rolando riesce a fermare il duo Driussi-Kokorin, con quest’ultimo che firma il definitivo 4-1 alla Saint Petersburg Arena su assist di Marchisio.

I quarti non riservano match eclatanti, tranne per un Barcellona- Juventus ovviamente deciso dal sempre più dominante Cristiano Ronaldo; la punta ha finalmente trovato la sua dimensione e con i tre gol segnati al Camp Nou sale a quota 30 in maglia bianconera. Superati Betis e Atletico Madrid, lo Zenit trova il Chelsea di Sarri in semifinale, mentre Neymar tornerà in Spagna, ma non a Barcellona, bensì a Madrid. L’infuocata cornice dello Stamford Bridge non spaventa lo Zenit che si presenta in Inghilterra con un 433 a trazione anteriore. D’altro canto, Sarri sembra condannato a una vita da eterno secondo: dopo aver lasciato l’Italia per vincere finalmente un trofeo e dimenticarsi della Juventus, in Premier non riesce a mettersi dietro il magnifico City di Guardiola, pur mostrando un gioco ancora migliore di quello espresso a Napoli, con Hazard e Morata finalmente al centro della manovra. Dopo un pareggio a reti bianche in Inghilterra, lo Zenit la spunta con un inaspettato gol di Mak, che fa crollare lo stadio. Solo ventiquattro ore prima era pronto a crollare un altro stadio, sorretto dall’eterno Gianluigi Buffon. Dopo un 3-0 casalingo con un Isco in forma smagliante, il Real Madrid perde la bussola in Francia riuscendo addirittura a farsi raggiungere grazie a una prestazione monstre di Verratti, che sigla una doppietta. Gli spagnoli sono sicuri di poter ripetere l’impresa dell’anno precedente contro la Juventus, ma l’assenza di Cristiano Ronaldo pesa come un macigno: sul 4-0 francese, un grossolano errore su Bale di Kimpembe, titolare a causa dei soliti problemi fisici di Marquinhos, regala un rigore ai blancos a tempo scaduto. Sul dischetto si presenta un fischiatissimo Karim Benzema, pronto a eliminare l’ultima squadra della sua nazione rimasta nella competizione. A tornare a casa sono però proprio i blancos, grazie alla splendida parata di Buffon. Il portiere scoppia a piangere a fine partita e le sue parole finiscono su tutte le prime pagine del giorno successivo: “Anche quest’anno un arbitro insensibile voleva spezzarmi il sogno di alzare la Champions, ma stavolta ho potuto dire la mia”.

La “Terra del fuoco” è pronta a ospitare uno degli eventi più importanti di sempre: è il 29 maggio, e a contendersi l’Europa League ci sono Zenit e Napoli. Ancelotti è riuscito a riprendersi la piazza partenopea a suon di vittorie, e a Baku ci sono più di 6000 tifosi azzurri. I due allenatori schierano la formazione tipo, tranne per un elemento: il numero 10 russo resta in panchina con la pettorina addosso. Quel maledetto ginocchio ha fermato di nuovo Claudio Marchisio, che però non ha rinunciato a vivere la partita insieme ai compagni almeno dalla panca. La formazione russa soffre il sempreverde “albero di natale” che esalta le incursioni di Mertens e il gioco aereo di Milik. Driussi e Kokorin ci provano fino all’ultimo, ma Meret vuole a tutti costi diventare uno dei portieri più giovani a vincere l’Europa League. E mentre il suo sogno si avvera, grazie a un bellissimo colpo di testa di Koulibaly che regala agli azzurri la prima Europa League della storia da quando porta questa denominazione, si spezza il sogno di un altro italiano, Claudio Marchisio. Il numero 10 vede svanire il sogno di alzare una coppa che avrebbe meritato più di chiunque altro, ma che il destino gli ha negato. Ancora quel ginocchio a dirgli di no, quei continui “problemini” fisici che lo perseguitano da anni e che gli sono costati prima il posto alla Juventus, e adesso questa finale. Non è però il solo italiano a piangere. Grazie a una tripletta di Sterling che stende una Juventus incapace di reagire all’energia e al pressing della squadra di Guardiola, il Manchester City guadagna l’accesso alla prima storica finale di Champions League. Al Wanda Metropolitano il Paris Saint Germain arriva con i favori del pronostico avendo battuto i campioni in carica, con i bookmaker che prevedono una partita povera di gol. Ma la palla è rotonda e alla prima occasione gli inglesi passano in vantaggio con il Kun Agüero. I francesi non si riprendono e il City ne approfitta per raddoppiare: l’incubo di uscire sconfitti per Buffon si fa sempre più realtà. E così diventa al 90’, quando Orsato fischia per tre volte consegnando la prima Champions della storia ai Cityzens. Sul terzo gol, che ha chiuso l’incontro, Buffon ha notevoli colpe, che sono in realtà da dividere col resto della squadra e con Tuchel. Dopo la sconfitta in campo internazionale, il capitano della Juventus Giorgio Chiellini ha annunciato il suo ritiro dalla Nazionale e dal calcio giocato, e dopo pochi giorni anche Buffon e Marchisio hanno compiuto la stessa scelta. Staremo a vedere se il prossimo anno sarà quello buono per i bianconeri che hanno già chiuso il colpo Suarez dal Barcellona, pronto a fare da partner offensivo all’ex rivale di sempre. Intanto si avvera un record non ufficiale, ma pesantissimo per la Vecchia Signora, che è riuscita a perdere, indirettamente, entrambe le coppe europee dello stesso anno. La maledizione del motto non intende spezzarsi.

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